In mezzo alla forbice.
I suv si aggirano come carriarmati per le strade della città, neri incandescenti inavvicinabili ringhiosi pericolosi e in pericoloso aumento. Ci sono tanti suv quanti morti di fame.
Ricchissimi o disgraziati,questo è essere in mezzo alla forbice.
Tac!
Milioni di persone che tirano a campare con la ciota di riso, i bimbi che dormono per strada esausti per tutta la giornata passata a chiedere un dollaro o a chiedere di comprare una guida falsa della lonely planet.
E i nuovi padroni.I nuovi padroni sono gli stessi ovunque, soldi e prepotenza e quell’arroganza di sentirsi protetti nei loro bunker, e nei loro bunker ambulanti.
Phnom penh, quanto ti odio. Schiava del padrone e di chi ti paga di piu’. Quanto vi odio.
In mezzo alla forbice c’è un’esigua classe media che le Nazioni Unite e le Ong hanno avuto il merito di creare. Già.Quella classe che fa studiare i figli e che si permette il frigo e che continua a votare hun sen per non cambiare una situazione in cui sono tutti comunque dei privilegiati. (Hun sen è primo ministro al potere da 25 anni, riciclatosi dai khmer rossi a una posizione filovietnamita a una filosolochimidatantimiliardi).
Gli immigrati di lusso, la comunità degli espatriati (di cui faccio parte anch’io) che oscilla come un mondo fluttuante e in perenne mutamento, chiude il cerchio della giungla. Qualche animale sperso o incuriosito si aggira per le vie esaltato o annichilito dal perenne delirio asiatico. Il turismo che vuole sempre e solo capire quel che gli dicono di capire. Lonely planet come la Bibbia.
Tuol Sleng, il museo dell’orrore polpottiano,the killing fields, i campi di sterminio. Ecco, guarda i cambogiani che popolo reietto, ma poi una birretta al fcc, un palazzo in stile coloniale con un’atmosfera old fashioned e una vista rilassante sul mekong.
Via via,domani si va a Siem Reap, si va all’Angkor wat, visita ai templi piu’ belli del sud est asiatico, o forse di piu’.
Bah.
Cammino al tramonto, la luce che prima è d’oro si diffonde attraverso i buffi tetti con i corni; un viola purpureo ti prende e ti rapisce. La luce dà dipendenza. Ogni passo e ogni sguardo nasce un sorriso. Occhi profondi khmer. Perdersi è cosi’ facile.
Accecata da tanta bellezza distogli lo sguardo e ti volti.La luna piano comincia a sorgere dai palmizi e ti toglie una volta per tutte il respiro.
Phnom penh, putrida, quanto ti amo?

Passo davanti al tribunale tutti i giorni per andare a lavorare in uno dei palazzi del potere istituzionale, tra tutti il più sfigato. Potere istituzionale, comunque. L’istituzione, il ruolo delle istituzioni, l’istituzione è super partes. Noi lavoriamo per i cittadini. O per i clienti. O per gli utenti. C’è differenza?
Ho scelto la mimesi totale, per la mia grande occasione servile e impiegatizia, durata: sei mesi. Ogni giorno mi posiziono nel mio ufficietto che è un corridoio. E via con la rassegna stampa locale: libero, il giornale, il giorno, il cittadino, la prealpina, il corriere, la repubblica, il sole, milano finanza, la provincia, l’unità, il manifesto, l’ansa, e-polis, 24 minuti, d-news, cronacaqui, economy, avvenire, famiglia cristiana, la stampa, leggo, city, metro, adnkronos , omnimilano, gazzetta del sud milano, il corriere del sudovest, europa, liberazione… All’inizio salutavo tutti, per cortesia, per gentilezza, poi ho capito che non è importante, l’ipocrisia è tale da non potersi certo fidare di chi ti sorride in ascensore o all’ingresso di questo palazzo di sei piani. Saluto solo i miei colleghi più stretti, quelli che hanno il mio stesso capo, più che altro per non offrire il fianco a polemiche e possibili ritorsioni, essere sempre cordiale. Poi impari a non offrire il fianco a niente, questa è la vera arte della “schiva”. Schivo beghe, mansioni, incarichi, oneri e onori. Non si sa mai. Questa è la legge non scritta che vige in questi luoghi, mai trasgredirla, le conseguenze potrebbero essere disastrose ed è già difficile così. Mai esporsi se non si è incaricati di farlo, se non si è obbligati dal capo. L’arte della mimesi totale comincia dalla mattina: mi vesto, camicia, pantaloni, scarpe di pelle nere, cravatta, giacca, cappotto. Gilé e sciarpa se fa freddo. Ecco come si diventa invisibili. Ma non basta: la cosa più difficile è fare attenzione a quello che si dice, a come lo si dice, mai mostrarsi troppo intelligenti, assolutamente mai più del proprio interlocutore, l’interlocutore deve sentirsi a suo agio, a volte può essere utile farlo sentire più sveglio e sagace. Non conviene metterlo a disagio con citazioni colte, stimoli culturali eccessivi, idee politiche inusuali. A volte non riesco bene a controllarmi e allora devo metterci una pezza come posso “comunista io? No, no… Anarchico? …non sia mai, diciamo che ho delle idee… ma piove?”
grazie a entrambi.
grazie di esserci, alle volte mi sento pazza. E invece no, merda.
è il minimo, visto dove mi trovo, questo avamposto del conformismo…
avevo delle remore a inserire queste righe di seguito al pezzo di cosetta, è così bello anche se doloroso… poi mi sono detto, ma no, lei racconta del suo viaggiare, ci offre una visione, una testimonianza, il minimo è risponderle. e quale risposta potevo dare se non un resoconto di questo mio stare?
ciao,
m.
oh sì, anche io rinchiusa nella mia cultura di sintesi a 144 caratteri adoro i vostri post discorsivi e lirici; mosq ti faccio l’account così puoi librarti dal commento verso i più vasti orizzonti del post?