(http://www.womeninthecity.articolo21.com/it/notizia.php?id=1025)
Quarantaquattro, e’ il numero delle deputate elette martedi 16 settembre 2008 al Parlamento rwandese, per le seconde elezioni legislative dopo il genocidio degli anni Novanta.
Un record che fa adesso del Rwanda uno dei paesi con la rappresentanza femminile parlamentare piu’ forte al mondo, siperiore alla Svezia, 47 per cento, e a Cuba, 42 per cento. Particolarita’ che, secondo Kareen Fabre, responsabile del programma “Donne e politica” all’Unione interparlamentare, UIP, sarebbe dovuta proprio “ai ruoli che le donne hanno ricoperto dal 1994 quando, dopo gli eventi tragici del genocidio, bisognava ricostruire il Paese; naturalmente si e’ fatto appello alle donne in politica.”. Punto di vista condiviso da Bernadette Kanzayire, nuova deputata del Fronte Patriottico Rwandese, la coalizione vincitrice della tornata eletorale, che aggiunge “durante la guerra, abbiamo combattuto accanto agli uomini.”.
Elette nei collegi di donne, divisi per settori, distretti, province e consigli consultivi, le nuove deputate sono state votate su 6000 candidate, ed hanno conquistato venti seggi in piu’ della precedente legislatura. Kereen Fabre non se ne stupisce. “Il Parlamento precedente ha funzionato, e le deputate hanno fatto un buon lavoro, soprattutto per quanto riguarda i diritti delle donne. Sono state premiate dall’elettorato composto dal 55 per cento di donne elettrici, su 4,8 milioni di votanti”.
Bilancio condiviso anche dalla deputata del FPR, “durante il periodo di transizione seguito al genocidio, spiega, le donne si sono impegnate, nei luoghi decisionali, a promuovere le altre ed ad educare gli uomini alla parita’. Hanno svolto un lavoro prezioso. Per esempio, e’ stata promulgata una legge sul diritto di successione che permette loro di ereditare.”.
Per Bernadette Kanzayire, “le rwandesi si sono conquistate un posto in politica e lo mantengono; la sensibilita’ e la competenza dimostrate in settori come quello della salute e dell’educazione hanno quindi permesso l’elezione delle altre colleghe.”. La stessa Kanzayire, al primo mandato, ha scelto scelto questi due settori per la sua nuova attivita’ di deputata.
Le elezioni legislative rwandesi si svolgono in tre tornate. Nella prima gli elettori scelgono 53 deputati, eletti per cinque anni. Nella seconda, e’ la volta dei collegi delle donne, 23; nella terza sono eletti i rappresentanti del Consglio Nazionale della Gioventu’, quindi quelli della Federazione delle Associazioni delle Persone Handicappate.
Ma aldila’ dei numeri delle elette, queste elezioni legislative non hanno segnato alcuna sorpresa. Senza l’opposizione - la piattaforma delle forze democratiche unificate, composta da una dozzina di partiti, e’ in esilio dal 1994 - , la coalizione del Fronte Patriottico Rwandese del presidente Paul Kagame e di sei partiti minori ha facilmente guadagnato la maggioranza dei seggi, seguita dal Partito Social-democratico, PSD, e dal Partito Liberale, PL. Per Kagame, significa un nuovo quinquennio di governo assoluto.
Le precedenti elezioni legislative, le prime dopo il genocidio, si erano tenute nel 2003 a pochi mesi di distanza dalle presidenziali che avevano riconfermato Kagame. Considerate dall’amministrrazione americana “un’importante passo verso la riconciliazione e la democrazia”, avevano suscitato invece perplessita’ nella Chiesa cattolica ed in molte organizzazioni, tra cui Amnesty International. Kagame vinse allora con il 94,3% di voti favorevoli, mentre il suo “principale” avversario, Faustin Twagiramungu, si fermò al 3,5% circa e contestò il risultato.
Secondo le dichiarazioni di alcuni esponenti di Amnesty, il governo di Paul Kagame già nel mese di aprile 2003 aveva sciolto il partito principale di opposizione e obbligato la popolazione ad iscriversi al FPR.
Adesso, l’elezione maggioritaria delle donne in Parlamento viene vista come “una vernice” sul nuovo governo assoluto del presidente rwandese.

Rispondo con questo:
http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/esteri/spagna-esercito-trans/spagna-esercito-trans/spagna-esercito-trans.html
Modificate da oggi le regole che vietavano l’ingresso nelle forze armate dei transessuali “privi dell’organo genitale maschile”
Spagna, sì ai trans nell’esercito
Cade un tabù ventennale
L’ordine ministeriale muta i requisiti medici in vigore dal 1989
Spagna, sì ai trans nell’esercito
MADRID - Sì ai transessuali nell’esercito. Dopo vent’anni in Spagna cade un tabù che escludeva dalle forze armate tutti i transessuali spagnoli “privi dell’organo genitale maschile”. Che da oggi potranno fare domanda per qualsiasi divisione, senza più discriminazioni.
L’ordine ministeriale, firmato lo scorso 2 marzo dalla vicepresidente del Consiglio dei ministri Marìa Teresa Fernandez De La Vega, è stato pubblicato sulla gazzetta ufficiale ed entra in vigore da questa mattina.
L’ordine, si legge sul quotidiano El mundo, modifica i requisiti medici vigenti dal 1989 che impedivano agli uomini “privi totalmente o parzialmente del pene” di poter entrare nelle forze armate. Il nuovo testo segnala che “l’esperienza accumulata” e “la casistica studiata” hanno raccomandato “la revisione di determinati concetti” riguardanti il quadro medico delle persone escluse dall’armada. In particolare si è decisa “l’eliminazione del riferimento all’assenza totale o parziale dell’apparato genitale maschile come motivo di esclusione”.
Cade così un tabù durato circa un ventennio. Per tutto questo tempo, tra l’altro, le restrizioni hanno avuto per destinatari soltanto gli uomini privi dell’organo genitale: secondo fonti militari, infatti, nell’esercito è stato arruolato da tempo almeno un transessuale che in origine era donna.
(6 marzo 2009)