miei cari, mie care
dunque anche qui c’è un condominio . Abito nel quartiere centrale chiamato Polana . Polana era mi pare titolo onorifico o nome di un re di questi luoghi. oggi è anche il nome di un meraviglioso sontuoso albergo stile primi novecento direttamente sull’oceano. e di uno shopping center situato in una specie di grattacielo azzurro alle mie spalle, la mia strada corre parallela ad altre due, due avenide importanti..poi ci si affaccia sull’oceano. chiaro? forse no
in fondo alla mia via c’è un segnale di interruzione vigilato da alcuni poliziotti: inizia il territorio della Residenza del Presidente.
la mattina salgo ( lieve lievissima salita, giusto per dirlo) verso le fermate dei taxi..fino a stamani non avevo auto di servizio..e qui i mezzi pubblici sono pieni, pigiati piccoli bus, su cui non si consiglia di salire con cell+ computer+ soldi del progetto nella borsa. così salgo alla fermata dei taxi . due blocchi, o due isolati più su. una strada che faccio volentieri sotto l’ombra delle acacie dai fiori rossi, e facendo attenzione a scansare i rami ritorti fino a terra di alcuni alberi di cui non so ancora il nome.
i marciapiedi sono sconnessi, gentile eufemismo. mi sono abituata a evitare qualche buco di qua e di la .
ad ogni incrocio di strada, in inglese corner, in portoghese esquina, c’è un posto vendita di frutti e di qualche verdura: una cabina di latta, il lato rivolto alla strada aperto, gli altri dipinti di giallo e verde ( il colore della compagnia statale dei cellulari) dentro quasi sempre una donna vende manghi, papaie, banane avocadi e poi patate, lime, prezzemolo, pomodori, melanzane e verdure a foglia larga e verde ottime per le zuppe serali, di cui non conosco il nome, solo il sapore. spesso lei è sorridente, i capelli stretti i vari stili di trecce le formano un ovale perfetto- quale che sia la sua età- gli scaffali di frutta alle spalle le incorniciano la figura , tutta incastonata in questa che pare un’edicola profana.
