Author Archive for NuT



18
Jan

ciò di cui la stampa sceglie di non parlare

Ho trovato questi due piccoli video perchè mi ero ricordata che un po’ di anni fa c’era stato un movimento di ragazzi isrealiani che avevano iniziato a rifiutare di prestare servizio militare e di partecipare a azioni di guerra e mi chiedevo che stessero facendo adesso. Continue reading ‘ciò di cui la stampa sceglie di non parlare’

14
Jan

Un regalo

La Fiera dei miracoli di Wislawa Szymborska

Un miracolo comune:
l’accadere di molti miracoli comuni.

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12
Jan

magico Gipi

05
Jan

Sulla questione Palestinese/ Rabbino antisionista

Perchè stiamo con i palestinesi? Perchè siamo ebrei!
La nostra Torah ci impone di essere giusti

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05
Jan

Sulla questione palestinese/ Parlamentare palestinese

di Mustafa Barghouthi*

La morale dei cacciabombardieri/ Il Manifesto 31/12/08

E leggerò domani, sui vostri giornali, che a Gaza è finita la tregua. Non era un assedio dunque, ma una forma di pace, quel campo di concentramento falciato dalla fame e dalla sete. E da cosa dipende la differenza tra la pace e la guerra? Dalla ragioneria dei morti? E i bambini consumati dalla malnutrizione, a quale conto si addebitano? Muore di guerra o di pace, chi muore perché manca l’elettricità in sala operatoria? Si chiama pace quando mancano i missili - ma come si chiama, quando manca tutto il resto?

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14
Nov

A Genova ieri c’era un vento freddo e nuvole che si muovevano in cielo. L’aula di tribunale si è inziata a riempire piano piano e l’attesa è stata snervanete e molto stancante. Il movimento non esiste più, gli anziani più di noi resistono, urlano e si indegnano. Dentro l’aula mano a mano che si riempiva mancava l’aria.

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09
Nov

svolta a destra

sabato sera. esco da una bella cena in compagnia di belle persone, sono sorridente, milano mi sembra quasi piacevole. Sono in moto, dani guida, siamo quasi all’altezza di piazza asporomonte e siamo sulla parallela di viale porpora che ora non mi ricordo come si chiama. Dani mi chiede: dov’ è quel posto che mi dicevi, quello fascio dove vendono gadget e libri ? Io gli rispondo: appena arriviamo in piazza asporomonte subito sulla vietta a destra. Noi dovremmo andare dritti, siamo diretti al birrificio. Arriviamo in piazza, gli dico: è lì in fondo. Nell’indicare gli ripeto: si proprio lì. E proprio lì sventola una bandiera rossa, con un cerchio bianco in mezzo che ospita un’enorme croce celtica. C’è gente e musica. Decidiamo fare  un’inversione a U e passare nella vietta per vedere da vicino. La situazione fa tremare le ginocchia e salire il vomito. Giovani facistelli con teste rasate e cinquantenni che aspettavano da tempo di fare una cosa del genere, si vede anche qualche ragazza che ride. Pochi anni fa sulla strada di fronte c’era Mandragora. Passiamo veloce, io per la prima volta ho paura di osservare a fondo la scena, di frugare tra gli sguardi della gente. Rimaniamo zitti mentre ci avviciniamo al birrifcio, nel silenzio penso due cose: la prima è che non mi era mai capitato di vedere tanti nazi così in una situazione pubblica; la seconda è che mi rendo conto quanto sia pericoloso quel pezzo di strada. La terza è che i tempi sono veramente cambiati e un po’ di paura bisogna averne. Esagero?

08
Nov

Meno male che c’è Galeano

NEW DREAM
Magari Obama
EDUARDO GALEANO

Obama proverà, dal governo, che le sue minacce guerriere contro l’Iran e il Pakistan non sono state altro che parole, proclamate per sedurre orecchie difficili durante la campagna elettorale?
Magari. E magari non cadesse nemmeno per un momento nella tentazione di ripetere le imprese di George W. Bush. In fin dei conti, Obama ha avuto la dignità di votare contro la guerra in Iraq, mentre il partito democratico e il partito repubblicano applaudivano l’annuncio di quella macelleria.
Durante la sua campagna, la parola leadership è stata la più ripetuta nei discorsi di Obama. Durante il suo governo continuerà a credere che il suo paese è stato eletto per salvare il mondo, venefica idea che condivide con quasi tutti i suoi colleghi? Continuerà a insistere nella leadership mondiale degli Stati uniti e nella loro messianica missione di comando?
Magari la crisi attuale, che sta scuotendo le imperiali fondamenta, servisse almeno per far fare un bagno di realismo e di umiltà a questo governo che inizia.
Obama accetterà che il razzismo sia normale quando venga esercitato contro i paesi che il suo paese invade? Non è razzismo contare uno a uno i morti invasori in Iraq e olimpicamente ignorare i moltissimi morti nella popolazione invasa? Non è razzista questo mondo dove esistono cittadini di prima, seconda e terza categoria, e morti di prima, seconda e terza?
La vittoria di Obama è stata universalmente celebrata come una battaglia vinta contro il razzismo. Magari si assumesse, con le azioni del suo governo, questa magnifica responsabilità.
Il governo di Obama confermerà una volta di più che il partito democratico e il partito repubblicano sono due nomi dello stesso partito?
Magari la volontà di cambiamento, che queste elezioni hanno consacrato, fosse più che una promessa e più di una speranza. Magari il nuovo governo avesse il coraggio di rompere con questa tradizione del partito unico, camuffato da due che al momento della verità fanno più o meno lo stesso, anche se simulano di scontrarsi.
Obama manterrà la promessa di chiudere il sinistro carcere di Guantanamo?
Magari, e magari finisse il sinistro embargo a Cuba.
Obama continuerà a credere che va benissimo che un muro eviti ai messicani di passare la frontiera, mentre il denaro passa senza che nessuno gli chieda il passaporto?
Durante la campagna elettorale, Obama ha affrontato con franchezza il tema dell’immigrazione. Magari a partire da ora, quando non corre più il rischio di spaventare i voti, potesse e volesse farla finita con questo muro, molto più lungo e oppressivo di quello di Berlino e di tutti i muri che violano il diritto alla libera circolazione delle persone.
Obama, che con tanto entusiasmo ha appoggiato il recente regalino di settecentocinquanta miliardi di dollari ai banchieri, governerà come è costume per socializzare le perdite e per privatizzare i profitti?
Ho paura di sì, però magari no.
Obama firmerà e rispetterà l’accordo di Kyoto o continuerà a concedere il privilegio dell’impunità alla nazione più avvelenatrice del pianeta? Governerà per le automobili o per la gente? Potrà cambiare il cammino assassino di un modo di vita di pochi che si giocano il destino di tutti?
Ho paura di no, però magari sì.
Obama, il primo presidente nero della storia degli Stati uniti, metterà in pratica il sogno di Martin Luther King o l’incubo di Condoleezza Rice?
Questa Casa Bianca, che ora è casa sua, venne costruita da schiavi negri. Magari non lo dimenticasse, mai.
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05
Nov

pioggia e simboli

Oggi c’è il vento, l’aria è fresca, le strade bagnate, le nuvole si muovono; l’odore delle foglie è intenso e la bassa pressione dell’ultimo mese è stata alleggerita dalla pioggia costante degli ultimi giorni. Che disagio la pioggia, le scarpe umide, il cielo scuro scuro, credi che non potrà mai finire, che continuerà a piovere per il resto dell’eternità. Ma il disagio la sopporti perchè sai che quell’acqua è l’unica soluzione e che in più dopo ti regala aria e cieli insapettati.

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