Archive for the 'Ailleurs' Category



02
Mar

Maputo, Mozambico

miei cari, mie care

dunque anche qui c’è un condominio . Abito nel quartiere centrale chiamato Polana . Polana era mi pare titolo onorifico o nome di un re di questi luoghi. oggi è anche il nome di un meraviglioso sontuoso albergo stile primi novecento direttamente sull’oceano. e di uno shopping center situato in una specie di grattacielo  azzurro alle mie spalle, la  mia strada corre parallela ad altre due, due avenide importanti..poi ci si affaccia sull’oceano. chiaro? forse no
in fondo alla mia via c’è un segnale di interruzione vigilato da alcuni poliziotti: inizia il territorio della Residenza del Presidente.
la mattina salgo ( lieve lievissima salita, giusto per dirlo) verso le fermate dei taxi..fino a stamani non avevo auto di servizio..e qui i mezzi pubblici sono pieni, pigiati piccoli bus, su cui non si consiglia di salire con cell+ computer+ soldi del progetto nella borsa. così salgo alla fermata  dei taxi . due blocchi, o due isolati più su. una strada che faccio volentieri sotto l’ombra delle acacie dai fiori rossi, e facendo attenzione a scansare i rami ritorti fino a terra di alcuni alberi di cui non so ancora il nome.
i marciapiedi sono sconnessi, gentile eufemismo. mi sono abituata a evitare qualche buco di qua e di la .
ad ogni incrocio di strada, in inglese corner, in portoghese esquina, c’è un posto vendita di frutti e di qualche verdura: una cabina di latta, il lato rivolto alla strada aperto, gli altri dipinti di giallo e verde ( il colore della compagnia statale dei cellulari) dentro quasi sempre una donna vende  manghi, papaie, banane avocadi e poi patate, lime, prezzemolo, pomodori, melanzane e verdure a foglia larga e verde  ottime per le zuppe serali, di cui non conosco il nome, solo il sapore. spesso lei è sorridente, i capelli stretti i vari stili di trecce le formano un ovale perfetto- quale che sia la sua età- gli scaffali di frutta alle spalle le incorniciano la figura , tutta incastonata in questa che pare un’edicola profana.

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28
Feb

Preparativi per la partenza

Oggi ho svuotato i terrazzi.

Sono andata a piantare tutto in un micro parchetto qui, dietro ballarò.

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18
Feb

Il giorno dell’amore

La rivoluzione è in corso.

La rivoluzione porta  sempre con sè il colore rosso

Le guesthouses di phnom penh sono piene. Sorry, today all full….Perchè scusi, d’improvviso il turismo ha avuto un’impennata e non me ne sono accorta??Ma non era mica periodo di crisi?

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11
Feb

In mezzo alla forbice

In mezzo alla forbice.

I suv si aggirano come carriarmati per le strade della città, neri incandescenti inavvicinabili ringhiosi pericolosi e in pericoloso aumento. Ci sono tanti suv quanti morti di fame.

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08
Feb

violenza, maltrattamento psicologico

Come aiutare una donna che subisce violenza psicologica da parte del compagno?

Non ho trovato un granchè sulla rete a parte questo:

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26
Jan

welcome back

…..”non pensavi che il paradiso fosse solo li’ al primo piano”

Città puttana, città che ti compri, città che ti prende, città che ti succhia, coi facili sorrisi e.
If I were a man….if I were a man.
Se fossi stato un uomo come avrei resistito?
Un’ora per 4 euro.
Piccole mani di bambina, che bambina non è, quanti anni avrà?Piccole mani esperte, 20 anni? massaggiano i tuoi rigidi muscoli. Thai traditional massage. Salire al primo piano, grazie. Non posso chiedere altro?
Orgia di tutto, tutto a portata di mano, la mano portata dappertutto.
Bangkok notti insonni caldo che ti fa leccare il sudore sulle labbra, notti scambiate con i giorni, non dormo mai, ma quando dormo sogno.

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26
Jan

sopra kabul

numero 0

sopra Kabul

No, non sono stata dirottata, nè ho sbaglaito, nè ho cambiato idea sulla rotta del mio aereo.
Solo che nel tratto fra Zurich e Bangkok, nel passaggio stupefacente tra il giorno la notte e di nuovo il giorno, nella meraviglia di passare da un tramonto a una notte stellata a un’alba orientale, ho volato sopra Kabul, e l’effetto è stato strano, tanto per trovare un aggettivo.
Mentre il mio aereo volava placido verso i caldi e paradisiaci lidi della Thailandia, con tanto di vicino svizzero tedesco sui settanta che già sbavava dietro i bei culi delle hostess thai assaporando l’idea di un lungo mese tra le bianche spiagge e le belle ragazzine a portata di portafoglio, mentre pure io già mi perdevo negli occhi orientali, mentre un tramonto da pelle d’oca illuminava di traverso delle nuvole che sembravano un mare nero cristallizzato, una fotografia di un mare in burrasca, noi volavamo sopra Kabul.
Un bagliore lagggiu’, che di sicuro era solo un temporale, mi ha fatto sussultare, Cosi’, volare come noi possiamo volare sopra tutto, fortunati tra i fortunati, che una guerra non l’hanno vista mai.
Volare sopra tutto e poter stare nel firmamento, sentire le stelle vicine e le tragedie cosi’ lontane. Non avevo mai fatto caso, forse perchè è la prima volta nella vita che capito per tutto il viaggio vicino al finestrino, fose perchè il cielo mediorientale racconta piu’ che altrove, forse perchè.
Kabul è laggiu’, e chissà se qualche sguardo è puntato verso il mio aereo.
Chissà se è visto come nemico o come sogno di fuga.
Chissà.

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